Va' nella tua casa dai tuoi, e annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te».   Vangelo (Mc 5,19)

AmoGesu2

Preghiere, annotazioni.

I Nove mercoledì in onore di San Salvatore da Horta

Introduzione storico-devota

La pia pratica di consacrare nove mercoledì in onore di San Salvatore da Horta è antica quanto antico è il suo culto. Infatti, fu lo stesso santo, essendo ancora in vita, che ordinò questa divozione ad una nobile signora cagliaritana. Trovavasi la poveretta già coi dolori del parto, ed avendo i medici dichiarato la povera infelice in pericolo di vita, i famigliari fecero chiamare in casa Fra Salvatore.

Il servo di Dio vi andò immantinente ed appena vista la poveretta che si contorceva fra orribili strazi, ed il dolore e l’angoscia dei famigliari, “Non piangete – disse - ella è salva, da qui a pochi momenti partorirà un figliolo che sarà la consolazione dei genitori e sarà un buono e santo sacerdote dell’Ordine mio. Salvatore benedì la povera puerpera, la quale poco dopo diede alla luce il frutto del suo amore.

Il giorno dopo vi ritornò il santo e, vedendo la povera signora, le disse: “Buona signora voi sarete ancora madre di altri tre figli; però, non abbiate paura, non soffrirete più! Quando io non sarò più pellegrino su questa misera terra, e voi vi ritroverete in stato di gravidanza e sarete al sesto mese, visitate, allora, per nove mercoledì consecutivi la mia tomba, fate orazione ed accendete nove lampade alla madre di Dio, e voi avrete sempre i parti felici”.

Così, infatti, avvenne, poiché la nobile signora cagliaritana fu madre di altri tre figli e obbediente alle raccomandazioni del santo, non ebbe più a soffrire nel dare alla luce gli ultimi suoi tre figlioli.

Propagatosi in città e nei circonvicini paesi tanto prodigio, fu un continuo accorrere di gente alla signora cagliaritana la quale a tutti raccontava come fu salvata da sicura morte dal santo, e quanto egli le raccomandò.

Morto il Santo, la nobile signora, in tutti i bisogni della sua vita, visitava per nove mercoledì la tomba del santo, ma specialmente quando trovavasi in stato di gravidanza, non tralasciava mai di visitare la tomba del suo celeste benefattore per nove mercoledì consecutivi.

La nobile signora divenne una apostola di questa divozione ed, innalzato il santo agli onori degli altari, i religiosi del convento di Santa Maria di Gesù in Cagliari, istituirono ufficialmente nella loro chiesa la devozione dei nove mercoledì in onore del Taumaturgo Salvatore: devozione che ben presto varcò le mura di Cagliari, estendendosi meravigliosamente non solo in tutta la Sardegna e in Italia, ma ancora nella Spagna, nella Francia, nel Belgio e perfino nelle lontane Americhe.

Tale devozione è tanto accetta al santo, che non ha mai negato grazia alcuna a quei devoti che praticano questo santo e pio esercizio dei nove mercoledì.

Però, bisogna avvertire che questa pia pratica dei nove mercoledì, non apporterà alcun frutto se prima, non siamo riconciliati con Dio e davvero contriti, non ci accosteremo ai Santi Sacramenti della Confessione e della Comunione. Durante la pia pratica è consigliabile ascoltare la Santa Messa e fare qualche altra opera buona sia spirituale che corporale; ed allora, per i meriti del nostro santo, si otterranno tutte quelle grazie che ci bisognano per la vita presente e per l’eternità.

Chi non potesse praticare tale devozione ogni mercoledì, la potrà pur fare per nove giorni continui, meglio se si sia anche confessato e comunicato.


I° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.

Fede di San Salvatore

Tra le virtù teologali tiene, senza dubbio, il primo posto la Fede. Essa è il solido vaso della nostra giustificazione, è la luce divina che penetra in ogni dove e ci fa conoscere le sante verità; è la vita di tutte le virtù, argomento certissimo delle verità rivelate ed essenza di quelle che fermamente speriamo.
Della fede del nostro Santo ne sono incontrastabile testimonianza i numerosi miracoli da lui operati, poiché da questa virtù principalmente l’Apostolo S. Paolo fa dipendere quando le attribuisce una potenza sì grande da trasportare i monti. Egli, infatti, da tutti coloro che domandavano miracoli richiedeva la fede, e a seconda del grado di essa, operava i prodigi. Era certo uno spettacolo sublime vedere da un lato una folla di eretici capitanati da Lutero negare la confessione sacramentale, dall’altro Salvatore frequentarla per correggersi dalle imperfezioni più piccole; da un lato gli eretici muovere guerra terribile all’Eucarestia, dall’altro Salvatore raccomandare la confessione e la Comunione ai malati che a lui ricorrevano in frotte numerose, se volevano ottenere la guarigione completa delle loro infermità. E così che, per suo mezzo, furono operati quei numerosi miracoli che nel loro linguaggio reale erano una testimonianza inconfutabile delle verità cristiane e che dimostrano la ferma fede del Santo. Imitiamo ancora noi il Taumaturgo nella sua fede, ricordiamo spesso le parole dell’Apostolo S. Giacomo che la fede senza opere è morta.

Miracolo del Santo

Certo Giovanni Pennna di Carignena, già da sedici anni trovavasi a letto paralitico. Nessun rimedio trovato dalla scienza gli aveva giovato e da quindici mesi non gli era stato più possibile varcare la soglia della sua casa. Perduta ogni speranza negli umani rimedi, si fece condurre in lettiga al convento di Horta, distante circa cinquanta miglia da Carignena.
Viaggio pieno di difficoltà per un malato di quel genere, ma ciononostante Giovanni seppe tutto vincere con la sua fede. Appena visto l’uomo di Dio, si prostrò ai suoi piedi e singhiozzando domandò la guarigione al suo male.
«Accostati ai santi Sacramenti!» disse Salvatore al povero paralitico. Ubbidì il povero infermo al comando di Salvatore, il quale benedicendolo nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, gli restituì la primitiva salute. Sull’istante medesimo Giovanni levossi giubilante dalla sua lettiga, rendette grazie a Dio e al suo servo fedele e perfettamente guarito tornò al suo paese.

Preghiera

O prima ed eterna verità incarnata, Gesù, che vi compiaceste rivelare per mezzo dei Santi Apostoli al mondo idolatra glia arcani misteri della vostra santa Legge, ammiro la loro pronta ubbidienza al vostro divin volere, ed arrossisco di me medesimo, che nato dal grembo di Santa Madre Chiesa, gli presto sì poca fede, o la professo freddamente, formandomi una religione a capriccio, gradevole solo alle mie passioni. Per pietà, o Dio mio, fate che la vostra santa Legge e la fede da me giurata nel santo battesimo, siano d’ora innanzi la norma del mio vivere; ed ad esempio del vostro fedelissimo servo San Salvatore, viva, come lui visse, ubbidiente ai vostri santi precetti per conseguire l’eterna salvezza dell’anima mia. Amen.


Tre Pater, Ave, Gloria

 

II° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.


Speranza di San Salvatore

La speranza consiste nell’aspettazione dei beni futuri; aspettazione che fa nascere in noi un sentimento di umiltà, che si manifesta al di fuori con una fedele costanza nel servizio di Dio. Elevati per la fede dalle bassezze di quaggiù, possiamo intravedere, anche fra le lacrime, le bellezze ineffabili del celeste soggiorno. In Salvatore, non meno viva della fede, sorrideva la Speranza, la quale gli fu sempre fedele compagna in ogni tribolazione e dolore, sia rispetto alle cose celesti, sia rispetto alle esigenze della vita. Sperava fin nei casi nei quali l’umana prudenza sconsigliava dallo sperare; e più volte in simili casi confortò i suoi confratelli e superiori. A qual grado questa sublime virtù si elevasse in Salvatore, ce lo dicono la forza e la costanza che ebbe in mezzo alle grandi persecuzioni e dolori dai quali permise Dio che fosse come oppresso. La speranza dei beni eterni fu la sola forza che lo animò a rimanere costante in mezzo a tutte le bufere della vita e a cercarvi il Signore.
Speriamo e confidiamo ancor noi di andare un giorno a godere per sempre il Signore nel Santo Paradiso; ma questa nostra speranza si accompagnata da un fermo proponimento di voler salvare l’anima da ogni costo, con ogni sacrificio, praticando le virtù e fuggendo ogni offesa a Dio.


Miracolo del Santo

Un fanciullo di nome Michele, figlio di Speranza Fontanet di Tortosa, mentre trastullavasi vicino al fiume Ebreo, vi cadde e, trasportato dalle acque, vi annegò. Nessuno s’accorse della triste sventura. Solo dopo due giorni, passando di lì il fratello maggiore vide sopra l’acqua il cadavere di un fanciullo, che ravvisò subito essere quello del suo fratello Michele. Impietrito dal dolore, corse immediatamente ad avvisarne la madre, la quale come rimanesse nel vedere il cadavere del suo figliuolo è più facile immaginarlo che dirlo. Nell’impeto del suo dolore sollevò con le braccia convulse il cadavere del proprio figlio e con grida disperate si fece a dire: «O sant’uomo Fra Salvatore, ascolta i miei lamenti, guarda al mio dolore, dà vita alle gelide membra di questo frutto delle mie viscere. Io ti prometto di visitarti con esso in Horta e rimaner otto giorni in quel santuario, luogo di grazie e di meraviglie divine».
Non appena pronunciate queste parole, il defunto fanciullo diede tosto segni di vita, aprì gli occhi ed abbracciando la madre la coprì di teneri baci.


Preghiera

Giustissimo e misericordiosissimo Gesù, per la mia pessima vita ed i miei continui disordini, la Vostra Provvidenza, infinitamente da me oltraggiata, dovrebbe certo negarmi la virtù della speranza, dono tutto proprio delle anime giuste e fedeli. Ma questo non lo permette la vostra divina clemenza, per cui io indegnissimo peccatore v’offerisco i meriti del vostro fedelissimo servo San Salvatore acciò che Vi degnate cancellare dal mio cuore ogni minimo sentimento di disperazione e la vana presunzione di salvarmi senza il corredo delle opere buone e meritorie. Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria

 

 

III° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.


Carità di San Salvatore

La fede è la base del mistico edificio della nostra santificazione; la speranza ne costituisce le mura; ma l’edificio non è ancora completo: ci vuole la carità che lo termini e lo adorni. La carità è la corona della nostra perfezione, perché per essa noi ci uniamo a Dio, restiamo in lui ed Egli resta in noi. La ragione che ravviva la fede e giustifica la speranza è senza dubbio la carità, che comunemente noi chiamiamo amore puro, disinteressato, senza restrizioni, senz’altro movente che Dio e il prossimo.
Salvatore, infatti, ardeva di un tale amore, quanto può essere capace di ardere un cuore umano. Di questo amore e di quest’ardente carità ne erano segni, nel nostro Santo, le parole e lo zelo instancabile delle sue opere. Non respirava se non per il desiderio della maggior gloria di Dio, la quale produceva nell’anima sua benedetta un’ansia continua per la conversione dei peccatori, ed avrebbe voluto che tutti i cuori si accendessero del santo amore di Dio. Visitava i carcerati, esortandoli al pentimento; assisteva con straordinaria carità gli infermi, non badando mai alla schifezza delle malattie e delle piaghe, e, mosso da santa carità, operava I più strepitosi miracoli per ritornar loro la primitiva salute.
Ah! Se anche noi amassimo il nostro Dio ed il nostro prossimo, come realmente siamo tenuti, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le nostre forze, non troveremo nessuna difficoltà nell’adempimento della divina legge, nella pratica delle virtù, nell’acquisto della cristiana perfezione.

Miracolo del Santo

Angelina Masala di Cagliari, già da sette anni paralitica, abbandonata dai medici e resi vani tutti gli umani rimedi, mandò la donna di servizio al convento di Gesù Maria per chiamare il Santo per raccomandarsi alle sue preghiere ed implorare dal cielo la sua guarigione.
Il Santo, appena la vide, le consigliò di confessarsi e comunicarsi perché senza dubbio la Madonna le avrebbe fatto la grazia. Ubbidì tosto Angelina, ed il giorno stesso, dopo aver ricevuto i SS. Sacramenti, Salvatore tornò nuovamente a visitarla, e col segno della croce la guarì istantaneamente dalla malattia che da sette anni la teneva inchiodata al letto.

Preghiera

Dio del santo amore, desideroso come siete di comunicarmi i vostri doni più di quel che io sia pronto a riceverli, sebbene immeritevole, spero e confido d’ottenere per i meriti del vostro amoroso servo San Salvatore il dono più importante e fine di tutti i doni, che è quello di amare Voi sopra ogni cosa ed il prossimo come me stesso. Se questa preghiera sarà da voi ascoltata, o mio Dio, tutta la mia mente, il mio cuore, l’anima mia, tutte le mie forze saranno impiegate a conoscervi, a benedirvi e ad amarvi eternamente. Detesto l’empio rifiuto che finora Vi ho fatto dell’amor mio e vorrei perdere mille beni, mille vite, piuttosto che mancare al debito di amarvi, che natura, religione e gratitudine m’impongono. Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria

 

IV° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.


Orazione di San Salvatore

Uno dei mezzi più necessari per acquistare l’eterna felicità è senza dubbio l’orazione. Questa è una chiave potentissima, che apre il cuore di Dio, lo piega e lo muove a compassione per noi e per I nostri simili. L’orazione è assolutamente necessaria, perché senza di essa non si può avanzare nel bene, essendo ad essa legati gli aiuti e le grazie del Signore.
Il nostro Santo, ben sapendo che senza l’orazione è impossibile acquistare la salvezza eterna, vi si dedicò con uno studio singolarissimo e con assiduità ognor crescente. Nell’orazione specialmente mentale, che s’aggirava ordinariamente sulla Passione di Gesù, Iddio gli concesse quelle estasi sublimi che quasi tutti i giorni fu visto rapito in aria, immobile, alienato dai sensi, sia nella Cappella del titolo della Pietà nel convento di Gesù Maria in Cagliari, sia dentro la sua cella medesima. Dalla sua orazione egli ne usciva insignito dell’impero di tutte le cose create perché a lui era obbediente tutta quanta la natura; gli uccelli scendevano sulle sue mani per nutrirsi, il pane si cambiava in fiori, i venti si chetavano e le onde furiose del mare si rabbonivano.
Imitiamo ancor noi lo spirito di preghiera del nostro Santo, affinché il Signore ci conceda quelle grazie che ci abbisognano per la vita e per l’eternità; sia la nostra preghiera continua, fervorosa, umile e perseverante, ed allora noi otterremo tutto quello che bramiamo.


Miracolo del Santo

Un nobile signora di Cagliari, trovandosi già da otto giorni nei dolori del parto ed avendo i medici dichiarato la povera infelice in pericolo di vita, giacché la scienza aveva nel caso esaurito i suoi rimedi, fecero chiamare Fra Salvatore in quell’ora di dolore e di sconforto.
Il servo di Dio, appena vista la povera infelice, che era già agonizzante e vedendo il dolore e lo sconforto dei famigliari «Non piangete! – disse- da qui a pochi minuti partorirà un figliuolo che sarà la consolazione dei genitori e sarà anche un santo sacerdote dell’Ordine mio». La benedisse ed essa si destò e diede alla luce il frutto del suo amore.
Il giorno dopo il santo vi ritornò e vedendo la povera signora le disse: «Buona signora, voi sarete madre di altri tre figliuoli. Però, non abbiate paura: non soffrirete più. Quando io non sarò più su questa terra e voi vi troverete in stato di gravidanza e sarete al sesto mese, visitate per nove mercoledì consecutivi la mia tomba, fate orazione e accendete nove lampade alla Madre di Dio, e voi partorirete sempre felicemente». Così, infatti, avvenne, poiché la nobile signora cagliaritana fu madre di altri tre figli e, obbediente alle parole del Santo, non ebbe più a soffrire dolore alcuno nel dare alla luce I suoi tre ultimi figliuoli.

Preghiera

Prostrato al trono delle Vostre grandezze, o Padre delle misericordie, confesso che se mi trovo soglio di virtù, è la mia colpa. Voi vi degnate scoprirmi nell’orazione un celeste tesoro di eterne ricchezze, una grazia validissima e potente per difendermi dai colpi terribili dei miei spirituali nemici, io, invece, per negligenza e per pigrizia trascuro di arricchirmi dell’uno e di valermi dell’altra. Ah! Mio Dio, perdono! Sì, sì fino da questo momento io ricorrerò sempre a Voi con una fervorosa preghiera, per imitare almeno in parte l’orazione ardente del mio caro San Salvatore. Ma Voi, o Signore, che ci insegnate come dobbiamo pregare, Voi dovete aiutarmi, affinché vedendo esaudite le mie preghiere asciughiate le mie lacrime, e, accolti i miei voti, possa ripete con il Profeta: «Sia sempre benedetto il Signore, che non ha ritirato da me né la sua orazione, né la sua misericordia».
Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria

 

V° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.


Umiltà di San Salvatore

L’umiltà è la virtù più esaltata dal cristianesimo, che dovendo un dì rigenerare l’uomo corrotto, doveva prima fargli conoscere la propria miseria per renderlo poi capace di acquistare tutte le altre virtù.
Imparate da me –disse Gesù Cristo – che sono mite ed umile di cuore e ritroverete la pace nelle anime vostre. Questa virtù può chiamarsi veramente la virtù singolare e prediletta da Gesù Cristo, poiché non solo non si contentò d’inculcarla con le parole, ma volle altresì esercitarla Egli stesso dal momento della sua nascita fino alla morte in Croce.
Il nostro Santo amò talmente questa virtù da accogliere di gran cuore i disprezzi ed amare il proprio annientamento. A suo giudizio i benefizi di Dio sia d’ordine soprannaturale che naturale cadevano sopra un indegno. Sebbene fosse da tutti lodato, non si udì mai dalla sua bocca una parola di vanto, né un detto che in qualche modo vi tendesse. Occultava, quando lo poteva, qualunque cosa che meritasse encomio, non si discolpava delle rampogne che in prova gli facevano i suoi superiori, e si giudicava il peggiore dei peccatori del mondo. Mentre i popoli, compresi da meraviglia a cagione delle sue virtù, e dei suoi strepitosi miracoli, lo onoravano con entusiasmo indescrivibile, Salvatore si umiliava profondamente a Dio e a Lui solo ne rendeva la gloria o l’onore.
Incominciamo anche noi ad abbassarci di vero cuore dinanzi a Dio, il quale, siccome rimira con occhio di sdegno I superbi, così getta lo sguardo benigno sopra gli umili, comunicando a loro con abbondanza I suoi favori e le sue grazie.

Miracolo del Santo

Mentre un giorno Salvatore chiedeva l’elemosina per una via di Cagliari, s’incontrò con u povero cieco. Come il santo gli fu vicino gli disse: «Fratello, non ti posso dar di più di quello che mi viene dato dall’alto». Indi lo segnò con il segno di croce sugli occhi ed immediatamente gli tornò la vista. Il povero cieco risanato, per tante grazia cercava di baciagli I piedi, ma Salvatore non permettendo un simile atto, raccomandò al cieco risanato che si portasse subito in Chiesa, ricevesse i Santi Sacramenti della Confessione e Comunione e desse onore e gloria a Dio e alla sua Santissima Madre.

Preghiera

Altissimo Iddio, che dimentico quasi della vostra grandezza, Vi degnaste scendere dal cielo in terra a confusione dell’umana superbia, pieno di santo rossore, pregovi umiliare questo mio indomabile orgoglio, liberare l’anima mia dallo smoderato amor proprio e farmi vivere come visse, durante la sua mortale carriera, scevro da ogni macchia di superbia, il vostro umilissimo servo e mio protettore San Salvatore, per I meriti del quale spero io il possesso della vera umiltà. Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria


VI° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.


Povertà di San Salvatore

La volontaria povertà di salvatore superava eziandio quella che egli, al pari dei suoi confratelli, aveva abbracciato nella santa confessione. Ai suoi confratelli soleva spesso ripetere: «Non dobbiamo temere, o fratelli miei, per la nostra povertà, poiché avremo in Dio un provveditore fedele, se noi sapremo servirlo con tutta l’anima nostra. Ricordatevi che la santa povertà è feconda miniera di virtù. Essa ci obbliga ad essere umili, assoggettandoci a quelli che ci hanno da sovvenire; ci stimola ad essere devoti, obbligandoci a ricorrere alla mensa del Signore; ci toglie le occasioni di quei litigi che spengono la carità fraterna e ci allontana dal mondo e dalle sue comodità caduche per aspirare ai soli beni eterni.
Gettiamo uno sguardo sopra noi stessi ed esaminiamo se regna vivo sopra l’animo nostro l’affetto ai beni della terra, alle ricchezze e alle comodità della vita; se ci lamentiamo della Divina Provvidenza perché ci ha collocati in povera condizione e cerchiamo ogni mezzo, anche illecito, per migliorare il nostro stato di vita. Deh! Ricordiamoci che se vogliamo correre speditamente la via del bene, dobbiamo, dobbiamo amare la santa povertà, nella quale consiste la vera libertà dei figliuoli di Dio».

Miracolo del Santo

Il medico Polla di Cagliari già da sei mesi giaceva a letto per gravissima malattia. Resi vani ed inutili gli umani rimedi, fece chiamare presso il suo letto Fra Salvatore. Già il povero medico era stato confortato dei Santi Sacramenti e la famiglia straziata ne prevedeva da un momento all’altro la morte. Quando arrivò il Servo di Dio, il medico già aveva perduto i sensi e la parola. Nella stanza del moribondo gemeva e singhiozzava la sua desolata consorte coi suoi innocenti figliuoli. Tanto strazio commosse il cuore del Santo che, alzati in quell’istante gli occhi al cielo e facendo all’agonizzante dottore il segno della croce, disse: «Lascia, o febbre crudele e maligna, quest’uomo, né più tormentalo!». Immantinente la febbre abbandonò il povero dottore, il quale alzatosi subito dal letto, si prostrò ai piedi del Santo per ringraziarlo di tanto miracolo operato in suo favore.

Preghiera

Nel rimirare l’eroica povertà del mio caro santo, quanto mi confondo , o mio buon Gesù. Il mio cuore, sempre tormentato dalla febbre di ricchezze e di guadagni, non sa rassegnarsi ai rigori della povertà e sempre si lamenta delle vostre amorose disposizioni. Eppure Voi proclamaste beati i poveri! Deh! O caro Gesù, per la Vostra sublime povertà e per le dure privazioni del mio amabile santo, svelatemi le bellezze di questa virtù, affinché, innamorato di essa, mi distacchi interamente dalle umane cupidigie ed aspiri unicamente a Voi che siete la sorgente dei veri beni e delle vere ricchezze. Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria

 


VII° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.


Castità di San Salvatore

La castità è una virtù così bella e sublime che i pagani stessi la circondarono di un religioso rispetto e di una santa venerazione. E’ la virtù cristiana che rende l’uomo simile agli angeli e lo distingue qual faro luminoso in mezzo alle tenebre delle passioni umane. E’ quell’altare d’oro sul quale brucia il timiama della divozione.
Questa virtù fu grandemente amata dal nostro Santo che fin da fanciullo la coltivò in modo mirabile. Purissimo qual era nella fanciullezza, tale si conservò nell’età matura, serbando purissimo il cuore, le azioni, il portamento e tutto se stesso. Era molto guardingo contro gl’impuri allettamenti della carne e dominò gli occhi e gli altri sensi da averli sempre soggetti alla ragione. Tuttavia, non rifuggiva dall’adoperarsi ogni volta che la carità ve lo obbligasse, a togliere dal fango delle passioni tutti quelli che a lui ricorrevano nei dubbi e nei pericoli.
Per conservare, poi, tanta virtù, egli non dava tregua al suo corpo innocente, mortificandolo con rigorose penitenze e sanguinose discipline. Riflettiamo ancor noi che la purità del cuore è indispensabile a tutti indistintamente per conseguire l’eterna salvezza, avendo detto lo Sprito Santo che in cielo non entrerà nulla d’immondo, ma soltanto coloro che sono scritti nel Libro della Vita dell’Agnello Immacolato.

Miracolo del Santo

Nel 1584, certa Colomba Ramis, sorella di P. Michele Ramis, sacerdote dei frati Minori, e moglie di certo Salvatore Serra di Cagliari, venuta con la madre da Maiorca in Sardegna, fu colta lungo il viaggio da una gravissima polmonite.
Arrivata a Cagliari, la malattia si aggravò talmente che i medici disperarono di salvarla. Saputolo Fra Pietro Moret, già compagno di Salvatore in Horta ed in Cagliari, consigliò il fratello della povera inferma di prendere un po’ di terra della tomba del Servo di Dio e darla all’agonizzante sorella in un po’ d’acqua e contemporaneamente recitasse nove Pater, Ave, Gloria, pronunciando in fine le parole: Gesù, Maria, salvatemi!
Il fratello di Colomba eseguì il consiglio di fra Paolo, diede la polvere della tomba del santo alla sorella, la quale istantaneamente guarì da quella grave malattia. In ringraziamento di tanto favore, Colomba Ramis vestì l’abito per un anno, dopo il quale, assieme alle sue collane d’oro, lo depose presso la cappella del suo celeste benefattore.


Preghiera

O terno giglio di purità, sorgente inesausta d’innocenza, io vilissimo peccatore arrossisco di comparirvi innanzi macchiato da mille sozzure. Ma poiché ho sempre presente la perpetua verginità della vostra Madre, o Redentore divino, desidero restituirmi a questa purità d’affetto che ottenni con la stola battesimale, ad imitazione del vostro castissimo servo e mio avvocato San Salvatore. Mondatemi, perciò, o Signore, da qualunque macchi d’impurità col bagno salutare del Vostro Preziosissimo Sangue; allontanatemi da ogni pericolosa occasione, affinché quest’anima mia, questo mio corpo, divenuto vero Tempio dello Spirito Santo, non più si diletti che delle celesti dolcezze. Amen.


Tre Pater, Ave, Gloria


VIII° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.


Ubbidienza di San Salvatore

Fra i tre voti essenziali che costituiscono la vita religiosa, è, senza dubbio, il principale quello dell’obbedienza, la quale per essere veramente perfetta ha da essere la morte della propria volontà.
Volontaria, pronta, cieca ed universale era certo l’obbedienza del nostro Santo. Durante il tempo che Egli visse nella casa paterna, non si rifiutò mai agli ordini dei suoi genitori, anzi preveniva coll’obbedienza i loro comandi. Entrato nella francescana famiglia, durante tutta la sua vita considerò i suoi superiori come ministri e vicari di Cristo in terra e li onorò per la loro dignità. Obbediva senza guardare a sacrifizi e senza guardare alle qualità loro, prestava la sua obbedienza all’ufficio di cui erano investiti.
Persuaso che i trasferimenti e le vicende della sua vita fossero ordinate dalla Provvidenza, non chiedeva mai d’essere trasferito ad altra comunità, fuori di quella che le assegnava la santa ubbidienza. Imitiamo ancor noi il nostro Santo in questa bella virtù, siamo ubbidienti alla Legge santa di Dio, perché in questa sola noi troveremo l’eterna salvezza dell’anima nostra. Ricordiamoci spesso che Gesù fu ubbidiente sino alla morte di croce, e il suo esempio sarà per noi di conforto, quando ne sentiremo il peso.

Miracolo del Santo

Don Giovanni, figlio del Conte di Elda, vicerè di Sardegna, per una gravissima paralisi che gli rese completamente inerte gran parte del corpo, si trovava in imminente pericolo di vita. Spedito dai medici e resi vani tutti gli umani rimedi, il padre suo, straziato dal dolore, corre subito al convento di Gesù Maria in Cagliari e fa accendere nove lampade sulla tomba di san Salvatore. Intanto un padre francescano portavasi subito in casa del vicerè con la reliquia del santo, e dopo aver recitato tre Pater e tre Gloria, benedì con la reliquia il povero malato, il quale nell’istante riacquistò i sensi, fu risanato dalla grave paralisi e si alzò immediatamente dal letto con meraviglia e stupore di tutti i presenti. In memoria di tal prodigiosa guarigione, il Vicerè volle che nove lampade ardessero continuamente sulla tomba del Santo.


Preghiera

O amato redentore Gesù, Voi che per amor nostro vi faceste ubbidiente fino alla morte di Croce, deh! Istillate in me un ardente amore alla santa virtù dell’ubbidienza. Io ingrato e sconoscente a tanti vostri benefici e a tanto vostro amore, non solo trasgredisco continuamente la santa Vostra legge, alla quale dovrei essere sempre soggetto ed ubbidiente, ma oso ancora alzare il grido della ribellione e della superbia. Da questo momento, però, Divino Redentore, Vi prometto di essere più ubbidiente in tutto e per tutto ai vostri santi voleri e di riconoscere Voi solo unico mio Signore, a cui tutte le creature devono ubbidire, come Vi riconosceva e Vi ubbidiva il Vostro servo fedele e mio avvocato San Salvatore, durante la sua vita terrena, onde assieme a Lui possa ancor io avere quel premio eterno che avete promesso ai veri e perfetti ubbidienti. Amen.


Tre Pater, Ave, Gloria


IX° Mercoledì in onore di San Salvatore

Orazione introduttiva

Prostrati al Vostro Altare, o grande taumaturgo da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, Vi supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare dal Sommo Iddio tutte quelle grazie che noi saremo per chiedervi in questi mercoledì.
Pieni di fiducia a Voi ricorriamo, O San Salvatore, per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini ed una santa perseveranza nella fede che abbiamo giurato a Dio nel battesimo. Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il vostro patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione vostra, o caro Santo, affin di ottenere ancor noi da Dio quella gloria che Voi già godete in Paradiso.
Amen.


Penitenza di San Salvatore

Saldo sostegno e guardia sicura dell’innocenza sono certamente, secondo i Padri della Chiesa, le mortificazioni e le austerità.
Persuaso di questa santa verità, il nostro Santo, quanto si dimostrò amabile, benigno, dolce, caritatevole con i suoi prossimi; altrettanto fu rigoroso e santamente crudele con se stesso. Attendendo quotidianamente con animo fermo alla perfezione evangelica, si diede completamente alla vita contemplativa, struggendosi in lacrime nelle sue altissime contemplazioni, massimamente considerando la Passione di Gesù Cristo e i Dolori di Maria. Gli aspri flagelli, i cilici, le rigorose discipline, i sonni brevissimi e sulla dura terra, il digiuno frequente in pane ed acqua, in mezzo ad una vita laboriosa ed attiva, erano il dolce trattenimento del suo fervente spirito che lo spingevano a sempre maggiori asprezze e penitenze, per imitare più fedelmente il Divino Redentore, vero modello di santità e perfezione e per conservare illibata la sua innocenza. Noi non abbiamo, come il nostro Santo, conservato l’innocenza e la grazia; anzi, all’opposto, è stata da noi più e più volte follemente perduta; ciononostante nutriamo somma avversione per ogni più piccolo patimento, per ogni più leggera penitenza. Disinganniamoci al lume di questa grande verità: senza mortificare le opere della carne con lo spirito della penitenza, non conseguiremo l’eterna beatitudine. Imperocché, chiunque sfugge le amarezze della croce di Gesù Cristo e vuol gustare i piaceri momentanei del mondo, non avrà mai parte con Gesù nel beato suo Regno.


Miracolo del Santo

Suor Giovanna Camps, novizia del monastero di Santa Chiara in Girona, avendo per una paralisi, immobili le mani e le gambe, sapendo che Salvatore era in quei giorni di passaggio in quella città, pregò le monache che lo chiamassero perché volesse visitarla. Il Santo poco dopo fu al monastero e, fattasi condurre la povera inferma allo sportello, dove le suore ricevono la comunione, appena la vide, le posò in mano la sua corona francescana e benedicendola in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, soggiunse: «Levati su e va subito a rendere grazie alla Santissima Vergine per la ricuperata salute». La novizia si levò all’istante con sorpresa delle suore sana e salva dalla sua malattia, ringraziando per tanto prodigio la SS.Vergine ed il suo servo San Salvatore.

Preghiera

O mansuetissimo agnello Gesù, che assoggettandovi volontariamente a tutte le pene d’una durissima vita di sofferenze e di privazioni, Vi degnaste ancora di morire fra mille angustie sul duro legno della croce a sconto delle mie colpe, pieno di confusione a Voi umilmente ricorro affinché per i meriti per l’innocente e penitente vostro servo San Salvatore, mi concediate sentimenti di vero dolore e di compunzione. O mio Dio, Voi solo potete liberarmi dal grave fardello delle mie colpe; Voi solo potete coprire l’eccesso della mia ingratitudine col manto della vostra ineffabile misericordia.


Tre Pater, Ave, Gloria

 

 


Preghiere a San Salvatore

(da recitarsi l’ultimo giorno dei nove mercoledì)

O gloriosissimo san Salvatore, nostro speciale protettore ed avvocato, mostraci la vera via da battere in questa valle di lacrime, in mezzo a tante occasioni e pericoli.

Impetraci da Dio viva fede, ferma speranza, ardente carità, penitenza salutare e riparazione delle nostre colpe e tutti i doni soprannaturali di cui abbiamo bisogno secondo il nostro stato e la nostra vocazione.

Ti preghiamo, che per tua intercessione, Gesù dispensi a tutti i bisognosi il pane quotidiano e i lumi, e gli aiuti e le grazie per la vita e la salute dell’anima e del corpo e la buona amministrazione delle nostre attività. Amen.

 

Abbiamo un Avvocato

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. - (1Gv 2,1-2)
 
 

Doveva soffrire molto

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Mt 16,21

 

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