"Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia timore" (Gv 14,27). Credi in me e abbi fiducia nella mia misericordia.

AmoGesu2

Scritti di Santi e Beati

.................................. 

Quanto l'umiltà sia necessaria alla preghiera.

Il Signore ben guarda le preghiere dei suoi servi, ma dei servi umili (Sal 101,18). Altrimenti non le riguarda, ma le ributta.

Dio resiste ai superbi, e agli umili dà la grazia (Gc 6,6).

Dio non sente le orazioni dei superbi, che confidano nelle loro forze, e perciò li lascia nella loro propria miseria; ed in tale stato essi, privi del divino soccorso senza dubbio si perderanno.

Ciò piangeva Davide: io, diceva, ho peccato, perché non sono stato umile (Sal 118,67).

E lo stesso avvenne a S. Pietro, il quale quantunque fosse stato avvisato da Gesù Cristo, che in quella notte tutti essi discepoli dovevano abbandonarlo: Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte (Mt 26,31), egli nondimeno invece di conoscere la sua debolezza, e di domandare aiuto al Signore per non essergli infedele, troppo fidando nelle sue forze, disse, che se tutti l'avessero abbandonato, egli non l'avrebbe mai lasciato: Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai (Mt 26,33). E ancorché il Redentore nuovamente gli predicesse, che in quella notte prima di cantare il gallo l'avrebbe negato tre volte, pure fidando nel suo animo si vantò dicendo: Quand'anche dovessi morire teco, non ti negherò.

Ma che avvenne?

Appena Pietro entrò nella casa del Pontefice e fu riconosciuto per discepolo di Gesù Cristo, egli tre volte infatti lo negò con giuramento, dicendo di non averlo mai conosciuto.

Se Pietro si fosse umiliato, e avesse domandata al Signore la grazia della costanza, non lo avrebbe negato.

Dobbiamo tutti persuaderci, che noi stiamo come sulla cima di un monte sospesi sull'abisso di tutti i peccati, e sostenuti dal solo filo della grazia; se questo filo ci lascia, noi certamente cadiamo in tale abisso, e commetteremo le scelleratezze più orrende: Se Dio non mi avesse soccorso, sarei caduto in mille peccati, ed ora starei nell'inferno (Sal 94,17); così diceva il Salmista, e così deve dire ognuno di noi.

Questo intendeva ancora san Francesco di Assisi, quando diceva, che egli era il peggiore peccatore del mondo.

Ma, padre mio, gli disse il compagno, questo che dite, non è vero; vi sono molti nel mondo che certamente sono peggiori di voi. Sì che è troppo vero quel che dico, rispose il Santo, perché se Dio non mi tenesse le mani sopra, io commetterei tutti i peccati.

E' di fede che senza l'aiuto della grazia non possiamo noi fare alcuna opera buona, e neppure avere un buon pensiero.

“Gli uomini, dice S. Agostino, senza la grazia, nulla possono fare di bene o col pensare, o con l'operare”.

Come l'occhio non può vedere senza la luce, così diceva il Santo, l'uomo non può fare alcun bene senza la grazia.

E prima già lo disse l'Apostolo: Non perché noi siamo idonei a pensare alcuna cosa come da noi, ma la nostra idoneità è da Dio (2 Cr 3,5).

E prima dell'Apostolo lo disse già Davide: Se il Signore non edifica egli la casa, invano si affaticano quelli che la edificano (Sal 126,1).

Invano si affatica l'uomo a farsi santo, se Dio non vi mette la sua mano: Se il Signore non sarà egli il custode della città, invano vigila colui che la custodisce.

Se Dio non custodisce l'anima dai peccati, invano attenderà ella a custodirsi con le sue forze.

E perciò si protestava poi il santo Profeta: Dunque non voglio sperare nelle mie armi ma solo in Dio che può salvarmi (Sal 42,7).

Onde chi ritrovasi fatta qualche cosa di bene, o non si trova caduto in maggiori peccati di quelli che ha commessi, dica con San Paolo: Per la grazia del Signore, sono quel che sono (1 Cr 15,10).

E per la stessa ragione non deve lasciar di tremare e temere di cadere in ogni occasione: Per la qual cosa chi si crede di stare in piedi, badi di non cadere (1 Cr 10,12).

E con ciò il santo Apostolo vuole avvertirci, che sta in gran pericolo di caduta, chi si tiene sicuro di non cadere.

E ne assegna la ragione in altro luogo dove dice: Imperocché se alcuno si tiene di esser qualche cosa, mentre non è nulla, questi inganna se stesso (Gal 6,3).

Onde scrisse saggiamente sant'Ambrogio “che in molti la presunzione di esser fermi è di ostacolo alla loro fermezza; nessuno certamente sarà fermo, se non chi si crede infermo”.

Se taluno dice di non aver timore, è segno che costui fida in se stesso, e nei suoi propositi fatti; ma questi con tal confidenza perniciosa da sé medesimo viene sedotto, perché fidando nelle proprie forze, lascia di temere, e non temendo, lascia di raccomandarsi a Dio ed allora certamente cadrà.

E così parimenti bisogna che ciascuno si guardi di scandalizzarsi con qualche vanagloria dei peccati degli altri; deve allora quanto più presto considerarsi, per peggiore degli altri e dire: Signore, se voi non mi aveste aiutato avrei fatto peggio. Altrimenti il Signore permetterà, in castigo della sua superbia, che cada in colpe maggiori e più orrende.

Pertanto ci avvisa l'Apostolo a procurarci l'eterna salute; ma come? sempre temendo e tremando (Fil 2,12). Sì, perché quegli che molto teme di cadere, diffida delle sue forze, perciò riponendo la sua confidenza in Dio, a Lui ricorrerà nei pericoli; Dio lo soccorrerà, e così vincerà le tentazioni, e si salverà.

S. Filippo Neri, camminando un giorno per Roma, andava dicendo: “Sono disperato”. Un certo religioso lo corresse: ma il Santo allora disse: “Padre mio, sono disperato di me, ma confido in Dio”.

Così bisogna che facciamo noi, se vogliamo salvarci; bisogna che viviamo sempre disperati delle nostre forze; poiché così facendo, imiteremo S. Filippo, il quale, dal primo momento in cui si svegliava la mattina, diceva a Dio: “Signore, tenete oggi le mani sopra Filippo, perché se no, Filippo vi tradisce”.

Questa dunque per concludere, è tutta la grande scienza di un cristiano, dice sant'Agostino, il conoscere che niente egli è, niente può, e niente vale senza la grazia di Dio. Perciò così pensando non cesserà di procurarsi da Dio con le preghiere quella forza che non ha, e che gli bisogna per resistere alle tentazioni e per fare il bene, ed allora farà tutto col soccorso di quel Signore, che non sa negare niente a chi lo prega con umiltà.

La preghiera di un'anima umile penetra i cieli, e presentandosi al trono divino, di là non parte senza che Dio la guardi e l'esaudisca. E siasi quest'anima resa rea di quanti peccati si voglia, Dio non disprezza il cuore che si umilia (Sal 50,19). Quanto il Signore è severo con i superbi e resiste alle loro domande, altrettanto è benigno e liberale con gli umili (Gc 4,6). Questo appunto disse un giorno Gesù a S. Caterina da Siena: “Sappi o figlia, che chi umilmente persevera a chiedermi le grazie, farà acquisto di tutte le virtù".

Abbiamo un Avvocato se abbiamo peccato.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. - (1Gv 2,1-2) 
 
Abbiamo un Retributore che ricompensa le opere compiute o omesse
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male. (2Corinzi, 5,10)
 
 

Doveva soffrire molto

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. (Mt 16,21)

 

Lock full review http://8betting.co.uk/ 888 Poker