"Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia timore" (Gv 14,27). Credi in me e abbi fiducia nella mia misericordia.

AmoGesu2

Scritti di Santi e Beati

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Fondamento della nostra fiducia.

Ma dove, dirà taluno, io miserabile debbo fondare questa confidenza certa di ottenere quel che domando?

dove? sulla promessa fatta da Gesù Cristo che ha detto: Cercate ed avrete (Gv 16,24).

Come possiamo dubitare, dice sant'Agostino, di non essere esauditi, quando Iddio, che è la stessa verità, promette di concederci ciò che pregando gli domandiamo?

Certamente il Signore non ci esorterebbe a chiedergli le grazie, se non ce le volesse concedere. Ma questo è quello a cui Egli tanto ci esorta, e tante volte ce lo replica nelle sacre Scritture: pregate, domandate, cercate ecc., ed otterrete quanto desiderate.

E perché noi lo pregassimo con la confidenza dovuta, il Salvatore ci ha insegnato nell'orazione del Padre Nostro, che noi ricorrendo a Dio per ricevere le grazie necessarie alla nostra salute (che già nel Pater noster tutte si contengono), lo chiamiamo non Signore, ma Padre, Padre Nostro.

Mentre vuole, che noi chiediamo a Dio le grazie con quella confidenza, con la quale il figlio povero o infermo cerca il sostentamento o la medicina al suo proprio padre.

Se un figlio sta per morire di fame, basta che lo dica al padre, e questi subito lo provvederà di cibo.

E se ha ricevuto qualche morso di serpe velenoso, basterà che presenti al padre la ferita ricevuta, perché il padre applichi il rimedio che già tiene.

Fidandoci dunque dalle divine promesse, domandiamo sempre con confidenza, non vacillanti, ma stabili e fermi, come dice l'Apostolo (Eb 10,23).

Come è certo intanto, che Dio è fedele nelle sue promesse, così deve essere certa ancora la nostra confidenza, che egli ci esaudisca quando lo preghiamo.

E se qualche volta, ritrovandoci forse noi in stato di aridità, o disturbati da qualche difetto commesso, non proviamo nel pregare quella confidenza sensibile che vorremmo sentire, sforziamoci ugualmente a pregare, perché Dio non lascerà di esaudirci.

Anzi allora meglio ci esaudirà, poiché allora pregheremo più diffidati da noi, e solo confidati nella bontà e fedeltà di Dio, il quale ha promesso di esaudire chi lo prega.

Oh, come piace al Signore in tempo di tribolazioni, di timori e di tentazioni il nostro sperare, anche contro la speranza, cioè contro quel sentimento di diffidenza che proviamo allora per causa della nostra desolazione.

Di ciò l'Apostolo loda il patriarca Abramo: il quale contro alla speranza credette (Rm 4,18).

Dice S. Giovanni, che chi ripone una ferma confidenza in Dio, certamente si santifica come egli pure è santo (1 Gv 3,3).

Perché Dio fa abbondare le grazie in tutti coloro che in lui confidano.

Con questa confidenza tanti martiri, tante verginelle, tanti fanciulli, nonostante lo spavento dei tormenti che loro preparavano i tiranni, hanno superato i tormenti e le sofferenze.

Talvolta, dico, noi preghiamo, ma ci sembra che Dio non voglia ascoltarci; deh, non lasciamo allora di perseverare a pregare ed a sperare! Diciamo allora con Giobbe: Quand'anche mi desse la morte, io in lui spererò (Gb 13,15). Quasi dicesse: Dio mio, ancorché mi discacciaste dalla vostra faccia, io non lascerò di pregarvi, e di sperare nella vostra misericordia.

Facciamo così, ne avremo quel che desideriamo dal Signore.

Così fece la donna Cananea, ed essa ottenne tutto ciò che volle da Gesù Cristo.

Questa donna, avendo la sua figlia invasata dal demonio, pregò il Redentore che ne la liberasse: Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide: mia figlia è malamente tormentata dal demonio (Mt 15,22). Il Signore le rispose ch'egli non era stato mandato per i Gentili, come ella era, ma per i Giudei. Ma quella non si perdette d'animo, e ritornò a pregare con confidenza: Signore, voi potete consolarmi, mi avete da consolare. Replicò Gesù Cristo: Ma il pane dei figli non è bene darlo ai cani. Ma, Signor mio, ella soggiunse, anche ai cagnolini si dispensano le briciole di pane che cadono dalla mensa. Allora il Salvatore, vedendo la grande confidenza di questa donna, la lodò, e le fece la grazia, dicendo: O donna, grande è la tua fede: ti sia fatto, come desideri.

E chi mai, dice l'Ecclesiastico, ha chiamato Dio in suo aiuto, e Dio l'ha disprezzato e non l'ha soccorso? (Ecli 2,12).

Dice S. Agostino, che la preghiera è una chiave, la quale apre il cielo a nostro bene: nello stesso punto in cui la nostra preghiera sale a Dio, discende a noi la grazia che domandiamo.

Scrisse il profeta regale, che vanno unite insieme le nostre suppliche con la misericordia di Dio: Benedetto Dio, il quale non ha allontanato da me né la mia orazione, né la sua misericordia (Sal 65,19).

E dice il medesimo S. Agostino, che quando noi ci troviamo pregando il Signore, dobbiamo star sicuri, che egli già ci esaudisce. Ed io, dico la verità, non mai mi sento più consolato nello spirito, e con maggior confidenza di salvarmi, che quando mi trovo pregando Dio, ed a lui mi raccomando. E lo stesso penso, che avvenga a tutti gli altri fedeli, poiché gli altri segni della nostra salvezza sono tutti incerti e fallibili; ma che Dio esaudisca chi lo prega con confidenza, è verità certa ed infallibile, com'è infallibile, che Dio non può mancare alle sue promesse.

Quando ci vediamo deboli ed impotenti a superare qualche passione o qualche difficoltà, per eseguire ciò che il Signore da noi domanda, diciamo animosi con l'Apostolo: Tutte le cose mi sono possibili in Colui che è mio conforto (Fil 4,13).

Non diciamo, come dicono alcuni: Non posso, non mi fido.

Con le forze nostre non possiamo certamente niente, ma col divino aiuto possiamo tutto.

Se Dio dicesse ad uno: prendi questo monte sulle tue spalle, e portalo, perché io ti aiuto; non sarebbe colui uno sciocco, un infedele, se rispondesse: io non lo voglio prendere, perché non ho forza di portarlo?

E così, quando noi ci conosciamo miseri ed infermi ed icapaci quali siamo, e ci troviamo più combattuti dalle tentazioni, non ci perdiamo d'animo, alziamo gli occhi a Dio, e diciamo con David: Con l'aiuto del mio Signore io vincerò, e disprezzerò tutti gli assalti dei miei nemici (Sal 117,7).

E quando ci troviamo in qualche pericolo di offendere Dio, o in altro affare di conseguenza, e confusi non sappiamo che dobbiamo fare, raccomandiamoci a Dio dicendo: Il Signore è la mia luce e mia salute: che cosa ho io da temere? (Sal 26,1).

E siamo sicuri, che Iddio allora ben ci illuminerà, e ci salverà da ogni danno.

Abbiamo un Avvocato se abbiamo peccato.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. - (1Gv 2,1-2) 
 
Abbiamo un Retributore che ricompensa le opere compiute o omesse
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male. (2Corinzi, 5,10)
 
 

Doveva soffrire molto

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. (Mt 16,21)

 

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