"Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia timore" (Gv 14,27). Credi in me e abbi fiducia nella mia misericordia.

AmoGesu2

Scritti di Santi e Beati

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Anche i peccatori debbono aver fiducia.

Ma io sono peccatore, dice taluno, e nella Scrittura si legge: Iddio non esaudisce i peccatori - Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta (Gv 9,31).

Risponde S. Tommaso con Sant'Agostino che ciò fu detto dal cieco, il quale parlava allorché non era stato illuminato ancora perfettamente, e perciò non fa autorità.

Per altro, soggiunge l'Angelico, che ciò sta ben detto, parlando della domanda che fa il peccatore, in quanto è peccatore, cioè quando egli domanda per desiderio di seguitare a peccare: per esempio, si chiedesse aiuto per vendicarsi del suo nemico, o per seguire altra sua brutta intenzione. E lo stesso dicesi di quel peccatore che prega Dio a salvarlo, senza avere alcun desiderio di uscire dallo stato di peccato...

Vi sono alcuni infelici che amano le catene, con le quali il demonio li tiene legati da schiavi. Le preghiere di costoro non sono esaudite da Dio, perché sono preghiere temerarie e abominevoli.

E qual maggior temerità di colui che domanda grazia ad un principe, che non solo ha più volte offeso, ma che pensa di seguitare ad offendere?

E così s'intende quel che dice lo Spirito Santo, esser detestabile e odiosa a Dio, la preghiera di colui che volta le orecchie per non ascoltare ciò che Dio comanda (Pro 28,9).

A questi tali dice il Signore: Non occorre che voi mi preghiate, perché io volterò gli occhi da voi, e non vi esaudirò (Is 1,15). T

ale era appunto l'orazione dell'empio re Antioco, che pregava Dio, e prometteva grandi cose, ma fintamente, e col cuore ostinato nella colpa, pregando solo per sfuggire il castigo che lo sovrastava: perciò il Signore non diede orecchio alle sue preghiere, ma lo fece morire roso dai vermi (2 Mc 9,13).

Altri poi che peccano per fragilità, o per impeto di qualche gran passione, o gemono sotto il giogo del nemico e desiderano di rompere quelle catene di morte ed uscire da quella misera schiavitù, e perciò domandano aiuto a Dio; l'orazione di costoro, se ella è costante, ben sarà esaudita dal Signore il quale dice, che ognuno che domanda, riceve, e chi cerca la grazia, la ritrova (Mt 7,8).

Ognuno, spiega l'autore dell'opera imperfetta, o giusto o peccatore.

Ed in san Luca, parlando Gesù Cristo di colui che chiede tutti i pani che aveva all'amico, non tanto per l'amicizia, quanto per la di lui importunità disse: Vi dico che quando anche non si levasse a darglieli per la ragione che quegli è un suo amico, si leverà almeno a motivo della sua importunità, e gliene darà quanti gliene bisogna (Lc 11,8).

Sicché la preghiera perseverante ottiene da Dio la misericordia anche a coloro che non sono suoi amici.

“Quel che non si ottiene per l'amicizia, dice il Crisostomo, si ottiene per la preghiera”. Anzi dice lo stesso Santo che “vale più appresso a Dio l'orazione, che l'amicizia; e che l'orazione compie ciò che l'amicizia non aveva compiuta”.

E S. Basilio non dubita, che “anche i peccatori ottengono quel che chiedono, se sono perseveranti in pregare”

Lo stesso dice S. Gregorio: “Alzi le grida anche il peccatore, e la sua orazione giungerà a Dio”.

Lo stesso scrive san Girolamo, dicendo che anche il peccatore può chiamare Iddio suo Padre, se lo prega ad accettarlo di nuovo per figlio, con l'esempio del figlio prodigo, che lo chiamava padre. Padre, ho peccato, ancorché non fosse stato ancora perdonato.

“Se Dio non esaudisse i peccatori, disse sant'Agostino, invano il Pubblicano avrebbe domandato il perdono. Ma ci attesta il Vangelo, che il Pubblicano col pregare, ben ottenne il perdono (Lc 18,15).

Ma sopra tutti esamina più a minuto questo punto il Dottore Angelico, e non dubita di asserire, che anche il peccatore è esaudito, se prega; dicendo, che sebbene la sua orazione non è meritoria, ha nondimeno la forza d'impetrare; poiché l'impetrazione non si appoggia alla giustizia, ma alla divina bontà.

Così appunto pregava Daniele: Porgi, Dìo mio, il tuo orecchio e ascolta... poiché confidiamo non nella nostra giustizia, ma nelle molte tue misericordie, queste preci umiliamo davanti alla tua faccia (Dn 9,18).

Allorché dunque preghiamo, dice S. Tommaso, non è necessario l'essere amici di Dio, per impetrarne le grazie che cerchiamo; la stessa preghiera ci rende suoi amici.

Inoltre aggiunge S. Bernardo una bella ragione, dicendo che tal preghiera del peccatore di uscire dal peccato, nasce dal desiderio di tornare in grazia di Dio; or questo desiderio è un dono che, certamente non gli viene dato da altri, che da Dio medesimo.

A che dunque, dice poi il Santo, darebbe Iddio al peccatore un tal desiderio, se non volesse esaudirlo?

E ben di ciò ve ne sono tanti esempi nelle stesse divine Scritture, di peccatori che pregando sono stati liberati dal peccato.

Così fu liberato il re Acab (1 Re 21).

Così il re Manasse (1 Sam 33).

Così il re Nabucco (Dn 6).

Così il buon ladrone.

Gran cosa e gran valore della preghiera! Due peccatori muoiono sul Calvario accanto a Gesù Cristo, uno perché prega (ricordati di me) (Lc 23,42), si salva; l'altro perché non prega, si danna!

Insomma dice il Crisostomo: “Nessun peccatore pentito ha pregato il Signore e non ha ottenuto quanto ha desiderato”.

Ma che servono più autorità e ragioni a ciò dimostrare, mentre Gesù medesimo dice: Venite a me tutti voi che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò'? (Mt 11,28).

Per oppressi, s'intendono comunemente, secondo S. Gìrolamo, S. Agostino ed altri, i peccatori che gemono sotto il peso delle loro colpe, i quali ricorrendo a Dio ben saranno da lui, giusta tal promessa, ristorati e salvati colla sua grazia.

Ah! che non tanto noi, dice S. Giovanni Crisostomo, desideriamo d'esser perdonati, quanto anela Dio di perdonarci! Non vi è grazia, soggiunge il Santo, che non si ottenga colla preghiera, ancorché questa si faccia da un peccatore il più perduto che sia, se ella è perseverante.

E notiamo quel che dice San Giacomo: Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data.(Gc 1,5). Tutti coloro dunque che ricorrono coll'orazione a Dio, egli non lascia d'esaudirli e di colmarli di grazie: dà a tutti abbondantemente.

Ma si faccia speciale riflessione alla parola che segue: e non rinfaccia. Ciò significa che non fa Iddio come fanno gli uomini, che quando viene a domandare loro qualche favore, taluno, che prima in qualche occasione li ha offesi, subito gli rimproverano l'oltraggio da lui ricevuto. Non fa così il Signore con chi lo prega, fosse anche il maggior peccatore del mondo, quando gli domanda qualche grazia utile alla sua eterna salute, non gli rimprovera già i disgusti che ha dati, ma come se non l'avesse mai offeso, subito l'accoglie, lo consola, l'esaudisce, e abbondantemente l'arricchisce dei suoi doni.

Sopra tutto per animarci a pregare, il Redentore dice: In verità, in verità vi dico, che qualunque cosa voi domandiate al Padre nel nome mio, ve la concederà (Gv 16,23).

Come dicesse: Orsù peccatori, non vi disanimate, non fate che i vostri peccati vi trattengano di ricorrere al mio Padre, e di sperare da esso la vostra salute, se la desiderate. Voi non avete già i meriti di ottenere le grazie che chiedete, ma solo avete demeriti per ricevere castighi; fate così, andate al Padre in nome mio, per i meriti miei chiedete le grazie che volete, ed io vi prometto, in verità, vi dico, che quanto domanderete, il mio Padre vi concederà.

O Dio! e qual maggior consolazione può avere un peccatore dopo le sue rovine, che sapere con certezza che quanto chiederà a Dio in nome di Gesù Cristo, tutto riceverà?

Dico, tutto, circa la salute eterna, perché intorno ai beni temporali già abbiamo detto di sopra che il Signore, anche pregato, alle volte non ce li concede, vedendo che tali beni ci nuocerebbero all'anima.

Ma in quanto ai beni spirituali la sua promessa di esaudirci non è condizionata, ma assoluta; e perciò esorta S. Agostino che quelle cose che Dio assolutamente promette, noi dobbiamo domandarle con sicurezza di riceverle.

E come mai, scrive il Santo, può negarci qualcosa il Signore, allorché noi lo preghiamo con confidenza, quando desidera più esso di dispensarci le sue grazie, che noi di averle?

Dice il Crisostomo che il Signore si dispiace di noi solo quando noi trascuriamo di cercargli i suoi doni .

E come mai può succedere che Iddio non voglia esaudire un'anima, che gli cerca cose tutte di suo gusto?

Quando l'anima gli dice: Signore, io non vi cerco beni di questa terra, ricchezze, piaceri, onori; ma solo vi domando la grazia vostra, liberatemi dal peccato, datemi una buona morte, datemi il Paradiso, datemi il Santo amor vostro (ch'è quella grazia, come dice san Francesco di Sales, che deve chiedersi a Dio sopra tutte le altre), datemi rassegnazione nella vostra volontà;

com'è possibile che Dio non voglia esaudirla? E quali domande mai, dice sant'Agostino, esaudirete voi, mio Dio, se non esaudirete queste che sono tutte secondo il vostro cuore?

Ma sopra tutto deve ravvivarsi la nostra confidenza, allorché chiediamo a Dio le grazie spirituali, ciò che disse Gesù Cristo. Se voi, dice il Redentore (Lc 11,13), che siete cattivi, attaccati ai vostri interessi, perché pieni d'amor proprio, non sapete negare ai vostri figli ciò che vi domandano; quanto più il vostro Padre celeste, che vi ama più d'ogni padre terreno, vi concederà i beni spirituali, allorché voi lo pregherete?

Abbiamo un Avvocato se abbiamo peccato.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. - (1Gv 2,1-2) 
 
Abbiamo un Retributore che ricompensa le opere compiute o omesse
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male. (2Corinzi, 5,10)
 
 

Doveva soffrire molto

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. (Mt 16,21)

 

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