"Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia timore" (Gv 14,27). Credi in me e abbi fiducia nella mia misericordia.

AmoGesu2

Scritti di Santi e Beati

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Occorre chiedere di continuo la perseveranza finale.

Né basta, dice il Bellarmino, chieder la grazia della perseveranza una volta o poche volte; dobbiamo cercarla sempre, in ogni giorno sino alla morte, se vogliamo ottenerla. Chi la cerca in un giorno, per quel giorno l'otterrà; ma se non la cerca nel domani, domani cadrà.

E ciò è quel che vuole darci ad intendere il Signore nella parabola di quell'amico, che non volle dare i pani a colui che glieli domandava, se non dopo molte ed importune richieste, dicendo: vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.(Lc 11,8).

Ora se un tale amico, dice S. Agostino, solo per liberarsi dell'importunità di lui, gli darebbe anche contro sua voglia i pani che chiede; quanto più Dio, ch'essendo bontà infinita ha tanto desiderio di comunicarci i suoi beni, ci donerà le sue grazie, quando gliene cerchiamo? Tanto più che Egli stesso ci esorta a chiederle, e gli dispiace se non le domandiamo.

Ben vuole dunque il Signore concederci la salute e tutte le grazie per quella, ma vuole che noi non lasciamo di continuamente domandargliele sino all'importunità.

Dice Cornelio a Lapide sul citato Evangelo: Dio vuole che perseveriamo nell'orazione sino a renderci importuni. Gli uomini della terra non possono sopportare gli importuni, ma Dio non solo ci sopporta, ma ci desidera importuni in cercargli le grazie, e specialmente la santa perseveranza.

Dice S. Gregorio, che Dio vuole che gli si faccia violenza con le preghiere, poiché una tal violenza non già lo sdegna, ma lo placa. Sicché per ottenere la perseveranza, bisogna che ci raccomandiamo sempre a Dio, la mattina, la sera, nella Meditazione, nella Messa e nella Comunione. E specialmente in tempo di tentazione, con dire, e replicare: Signore, aiutami, tienimi le mani sopra, non mi abbandonare, abbi pietà di me. Vi è cosa più facile di questa, che dire: Signore, aiutami, assistimi?

Sulle parole del Salmista: Meco avrò l'orazione a Dio, che è mia vita (Sal 41,8), dice la Glossa: Taluno dirà: non posso digiunare, fare elemosina. Ove gli si dica, prega; non può similmente rispondere non posso; perché non v'è cosa più facile che il pregare.

Ma bisogna che non lasciamo mai di pregare, bisogna che continuamente facciamo, per così dire, forza a Dio, affinché ci soccorra, ma forza che gli è cara e gradita. Questa violenza è grata a Dio, scrisse Tertulliano.

E S. Girolamo disse, che le nostre preghiere, quanto sono più perseveranti ed importune tanto più sono accette a Dio.

Beato quell'uomo, dice Dio, che mi ascolta, e vigila continuamente alle porte della mia misericordia (Pro 7,34).

Ed Isaia dice: Beati coloro che sino alla fine aspettano pregando, la loro salute dal Signore (Is 30, 18).

Perciò nel Vangelo ci esorta Gesù Cristo a pregare, ma in qual modo?

Chiedete, e vi sarà dato: cercate, e troverete: bussate, e vi sarà aperto (Lc 11,9).

Bastava aver detto chiedete: che serviva aggiungere quel cercate, e bussate?

Ma no, che non fu superfluo l'aggiungerli; con ciò ha voluto il Redentore insinuarci, che noi dobbiamo fare, come fanno i poveri che vanno mendicando: questi se non ricevono l'elemosina che chiedono e sono licenziati, non lasciano di domandarla, e di tornarla a chiedere e cercarla nuovamente, e se più non comparisse il padrone della casa, si mettono a bussare le porte, sino a rendersi molto importuni e molesti.

Ciò vuole Dio che facciamo ancor noi: che preghiamo, e torniamo a pregare, e non lasciamo mai di pregare che ci assista, che ci soccorra, che ci dia luce, ci dia forza, e non permetta che mai abbiamo a perdere la sua grazia.

Dice il dotto Lessio che non può esser scusato da colpa grave chi non prega stando in peccato, o in pericolo di morte; o pure chi per notabile tempo trascura di pregare, cioè (come dice) per uno o due mesi. Ma ciò s'intende fuori del tempo di tentazioni; poiché chi si ritrova combattuto da qualche grave tentazione egli senza dubbio pecca gravemente se non ricorre per resistere a quella, vedendo che altrimenti si mette a prossimo, anzi certo pericolo di cadere.

Abbiamo un Avvocato se abbiamo peccato.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. - (1Gv 2,1-2) 
 
Abbiamo un Retributore che ricompensa le opere compiute o omesse
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male. (2Corinzi, 5,10)
 
 

Doveva soffrire molto

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. (Mt 16,21)

 

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