Va' nella tua casa, e annuncia ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te».   (Mc 5,19)

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Preghiere, annotazioni.

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LE SETTE PAROLE DI GESU’ IN CROCE

Nela devozione alle "Sette parole di Gesù Cristo sulla croce" vengono riunite quelle parole che come si trova scritto nei quattro Vangeli sono state pronunciate da Gesù sulla croce.

PRIMA PAROLA

"PADRE, PERDONA LORO, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO" (Lc 23,34)

La prima parola che Gesù pro­nuncia è un'invocazione di per­dono che egli rivolge al Padre per i suoi crocifissori. La necessità del perdo­no ai nostri nemici e a noi stessi significa che osiamo affrontare ciò che abbiamo fat­to e ciò che abbiamo subito e sopportato. Osiamo ricordare tutto della nostra vita, i fallimenti e le sconfitte, le nostre e le altrui debolez­ze e la mancanza d'amore, di fedeltà e virtù. Osia­mo rammentare tutte le volte in cui siamo stati meschini e inge­nerosi, ci ricordiamo della bassezza morale delle nostre azioni ed allora invochiamo ed aneliamo al perdono di Gesù.

Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Caro Gesù, che per mio amore ago­nizzi sulla Croce al fine di pagare con le tue pene il debito dei miei peccati, ed apri la tua divina bocca per ottenermi il perdono dal­l'Eterna Giustizia, abbi pietà di noi tuoi fedeli quando saremo agonizzanti in quell'estremo momento; e per i meriti del tuo preziosissimo San­gue sparso per la nostra salute, donaci un vivo dolore delle nostre colpe, che faccia subito ricorrere l’anima nostra nel seno della tua infinita misericordia.

3 Gloria al Padre… Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Mio Dio, credo in Te, spero in Te, Ti amo sopra ogni cosa, e mi pento di averTi offeso.

 

SECONDA PAROLA

"IN VERITA IO TI DICO: OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO" (Lc 23,43)

La tradizione è stata saggia a chiamarne uno "buon ladrone". È una definizione appropriata, poiché lui sa come impossessar­si di ciò che non è suo: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno" (Lc 23,42). Mette a segno il più strabiliante colpo della storia: ottiene il Paradiso, la felicità senza misura, e lo ot­tiene senza pagare per entrarvi. Come possiamo fare noi tutti. Dobbiamo solo apprendere ad osare i doni di Dio.

Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Caro Gesù, che per mio amore ago­nizzi sulla Croce, e con tanta prontezza e tanta liberalità corrispondi alla fede del buon ladrone, che in mezzo alle tue umiliazioni ti rico­nosce per Figlio di Dio, e lo assicu­ri del Paradiso, abbi pietà di noi tuoi fedeli quando saremo agonizzanti in quell'estremo momento; e per i meriti del tuo preziosissimo San­gue, ravviva nel nostro spirito una fede così ferma e costante, che non vacilli a qualunque suggestione del demonio, affinché anche noi otte­niamo il premio del Santo Paradiso.

3 Gloria al Padre… Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Mio Dio, credo in Te, spero in Te, Ti amo sopra ogni cosa, e mi pento di averTi offeso.

 

TERZA PAROLA

"DONNA, ECCO TUO FIGLIO! ECCO TUA MADRE!" (Gv 19,26-27)

Nel Venerdì Santo vi è stata la dissoluzione della comunità di Gesù. Giuda lo ha venduto, Pie­tro lo ha rinnegato. Sembra che tutte le fatiche di Gesù per edifi­care una comunità siano fallite. E nel momento più buio, vedia­mo questa comunità nascere ai piedi della croce. Gesù dà alla madre un figlio e al discepolo prediletto una madre. Non è una comunità qualunque, è la nostra comunità. Questa è la nascita della Chiesa.

Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Caro Gesù, che per mio amore a­gonizzi sulla Croce, e dimenticando i tuoi patimenti ci lasci in pegno dell'amor tuo la stessa tua San­tissima Madre, affinché per mezzo suo possiamo con fiducia ricorrere a Te nei nostri maggiori bisogni, abbi pietà di noi tuoi fedeli quando saremo agonizzanti in quell'estremo momento, e per i meriti del tuo preziosissimo Sangue dacci la grazia di soffrire con vera pazienza tutti i dolori e le an­gustie della nostra vita terrena, affinchè unendo alle tue le nostre pene, possiamo poi essere partecipi della tua gloria in Paradiso.

3 Gloria al Padre… Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Mio Dio, credo in Te, spero in Te, Ti amo sopra ogni cosa, e mi pento di averTi offeso.

 


QUARTA PAROLA

"DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?" (Mc 15,34)

Improvvisamente quando la nostra vita ci appare distrutta e senza sco­po, e diciamo: "Perché? Perché? Dov'è Dio ora?". E quando siamo ter­rorizzati e ci rendiamo conto che non abbiamo nulla da dire, da fare, allora le parole che affiorano sono di assoluta angoscia, e ci ricordia­mo che sulla croce Gesù le fece sue. E quando, nella desolazio­ne, non sappiamo trovare nessuna soluzione, nessu­na parola, allora possiamo prendere le sue parole e farle nostre: "Dio mio, Dio mio, per­ché mi hai abbandonato?".

Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Caro Gesù, che per mio amore a­gonizzi sulla Croce, e che, aggiungendo patimenti a patimenti, oltre tanti dolori nel corpo soffri con in­finita pazienza la più penosa afflizione di spirito per l'abbandono dell'Eterno Tuo Padre, abbi pietà di noi tuoi fedeli quando saremo agonizzanti in quell'estremo momento. Per i meriti del tuo preziosissimo Sangue dacci la grazia di soffrire con pazienza le an­gustie della nostra vita terrena, onde esser poi partecipi della tua gloria in Pa­radiso.

3 Gloria al Padre… Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Mio Dio, credo in Te, spero in Te, Ti amo sopra ogni cosa, e mi pento di averTi offeso.

 

QUINTA PAROLA

"HO SETE" (Gv 19,28)

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù incontra la donna samaritana a un pozzo del patriarca Giacobbe e le dice: "Dammi da bere". Al principio e alla fine del raccon­to della sua vita pubblica, Gesù ci chiede con insistenza di sod­disfare la sua sete. Ecco come Dio viene a noi, sotto le spoglie di una persona assetata che ci chiede di aiutarlo a dissetarsi al pozzo del nostro amore, qualun­que sia la qualità e la quantità di tale amore.

Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Caro Gesù, che per mio amore a­gonizzi sulla Croce, insaziabile dei tanti obbrobrii e pati­menti che hai sofferto, perchè tutti gli uomini si salvassero, mostran­do così che tutte le sofferenze della tua Passione servono a soddisfare la sete del tuo Cuore trabboccante di amore per noi tutti, abbi pietà di noi tuoi fedeli quando saremo agonizzanti in quell'estremo momento; e per i meriti del tuo preziosissimo Sangue, accendi tanto fuoco di carità nel nostro cuore, che lo faccia languire di desiderio di unirsi a Te per tutta l'eternità.

3 Gloria al Padre… Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Mio Dio, credo in Te, spero in Te, Ti amo sopra ogni cosa, e mi pento di averTi offeso.

 

SESTA PAROLA

"TUTTO È COMPIUTO" (Gv 19,30)

"È compiuto!". Il grido di Ge­sù significa che tutto è stato fatto e che ora lui morirà. È un grido di trionfo. Significa: "È completato! E' realizzato!". Ciò che lui di­ce letteralmente è: “E’ reso perfetto” All'inizio dell'Ultima Cena l'evangelista Giovanni ci dice che "avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine", cioè all'estremo delle sue possibilità. Sulla croce vediamo tale estremo, la perfe­zione dell'amore.

Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Caro Gesù, che per mio amore a­gonizzi sulla Croce, e da questa cattedra di verità annunzi di aver compiuto l'opera della nostra Reden­zione, per la quale da figli d'ira e di perdizione siamo diventati figli di Dio ed eredi del Paradiso, abbi pietà di noi tuoi fedeli quando saremo agonizzanti in quell'estremo momento; e per i meriti del tuo preziosissimo San­gue distaccaci interamente dal mon­do e da noi medesimi, e nel punto della nostra agonia dacci la grazia di offrirti di cuore il sacrificio della no­stra vita in unione con il Tuo sacrificio in espiazione dei nostri pec­cati.

3 Gloria al Padre… Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Mio Dio, credo in Te, spero in Te, Ti amo sopra ogni cosa, e mi pento di averTi offeso.

 


SETTIMA PAROLA

"PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO" (Lc 23,46)

Gesù ha pronunciato le sue ulti­me sette parole che invocano il perdono e che conducono alla nuova creazione della "Dorne­nica di Pasqua". E poi riposa in attesa che finisca questo lungo sabato della storia e giunga finalmente la domenica senza tra­monto, quando l'umanità intera entrerà nel suo riposo. "Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fat­to e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro" (Gen 2,2).

Ti adoriamo, o Cristo, e Ti benediciamo perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Caro Gesù, che per mio amore agonizzi sulla Croce, e che a com­pimento di questo gran sacrificio accetti la volontà dell'Eterno Padre con ras­segnare nelle sue mani il tuo spi­rito e la tua vita terrena, per poi chinare il capo e morire, abbi pietà di noi tuoi fedeli quando saremo agonizzanti in quell'estremo momento; e per i meriti del tuo preziosissimo Sangue, dacci durante la no­stra agonia una perfetta uniformità al tuo divino volere, onde così avere la sorte di fare una morte preziosa come hanno fatto i Santi.

3 Gloria al Padre… Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Mio Dio, credo in Te, spero in Te, Ti amo sopra ogni cosa, e mi pento di averTi offeso.

 

PREGHIERA

O amabilissimo Gesù, amante delle anime, ti prego per l’agonia del tuo Cuore Santissimo e per i dolori di tua Madre Maria Immacolata, di la­vare nel tuo Sangue i peccatori di tutto il mondo che si trovano ora in agonia, e che in questa giornata passe­ranno all'altra vita. Così sia.

Abbiamo un Avvocato

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. - (1Gv 2,1-2)
 
 

Doveva soffrire molto

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. (Mt 16,21)

 

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